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“La decisione annunciata da LyondellBasell di procedere alla chiusura definitiva dell’impianto PP2 del Petrolchimico di Brindisi entro il 31 dicembre 2026 è una scelta drammatica e irricevibile, contro la quale la Femca Cisl metterà in campo ogni iniziativa sindacale necessaria. Tuttavia, rifiutiamo categoricamente qualsiasi strumentalizzazione politica che tenti di legare questa chiusura alla riconversione di Eni Versalis. Chi conosce la chimica industriale sa che siamo di fronte a dinamiche globali e complesse e che Basell sta finalizzando un processo iniziato molto tempo fa, caratterizzato dall'abbandono progressivo dei propri stabilimenti in Italia e in Europa, provando oggi a scaricare pretestuosamente su Eni e su chi ha sottoscritto il protocollo di riconversione industriale, la responsabilità delle proprie scelte”.
È quanto dichiara Sebastiano Tripoli, Segretario Generale Nazionale della Femca Cisl, commentando l’annuncio del colosso petrolchimico che decreterebbe di fatto la fine della produzione di polipropilene nello stabilimento pugliese, a meno di tre anni dalla chiusura dell’impianto P9T nel dicembre 2023.
“La cessazione del PP2 – continua il Segretario Generale – non è l'effetto domino di recenti scelte interne, ma l'ennesimo tassello di una strategia globale del Gruppo LyondellBasell, volta alla progressiva riduzione della propria presenza produttiva nel continente europeo. Una parabola iniziata già nel 2010 con la dismissione del sito di Terni, proseguita con il P9T e che oggi rischia di vedere Brindisi come l’ennesima vittima sacrificale di logiche puramente finanziarie”.
Il panorama della chimica di base in Europa sta affrontando una crisi strutturale senza precedenti, strettamente legata all’alto costo dell’energia e delle materie prime rispetto a mercati concorrenti come gli Stati Uniti e la Cina. Solo negli ultimi anni, l’Europa ha registrato: una contrazione della produzione chimica di base stimata intorno al 15-20% rispetto ai livelli pre-crisi energetica; la chiusura o il ridimensionamento di importanti impianti di cracking e polimeri in Germania (Ludwigshafen e Wesseling), Francia (Carling e Feyzin) e nei Paesi Bassi; un deficit strutturale che vede l'Europa importare quote crescenti di derivati della plastica da aree geografiche a basso costo energetico.
“Questo è lo scenario in cui si colloca la decisione di LyondellBasell – continua Tripoli –. Isolare il caso Brindisi per farne una clava politica, contro il Governo o contro altri player nazionali, è un esercizio di propaganda che non serve ai lavoratori. Al contrario, va richiamato con forza il piano di trasformazione di Eni Versalis: se è vero che Eni ha chiuso il cracking di Brindisi, è altrettanto vero che nel protocollo d’intesa che abbiamo sottoscritto è previsto un piano di salvaguardia occupazionale che punta a un incremento dei posti di lavoro attraverso la reindustrializzazione”.
Eni – ricorda il Segretario Generale – in quanto società partecipata dallo Stato, ha e deve esercitare un preciso ruolo sociale: non chiude per fuggire, ma trasforma; non licenzia, ma garantisce il lavoro. Se non ci fosse stata questa prospettiva di tutela e di crescita occupazionale, non avremmo mai condiviso il piano di reindustrializzazione”.
“Analogamente – ribadisce Tripoli – LyondellBasell deve assumersi la piena responsabilità di fronte al territorio, presentando un piano industriale serio e sostenuto da investimenti concreti. Il diritto delle imprese a compiere scelte strategiche non può tradursi nel deserto occupazionale. Se la società ritiene conclusa l’esperienza del polipropilene a Brindisi, ha il dovere morale e sociale di restituire valore a una comunità dalla quale ha tratto immensi benefici economici per decenni”.
In sede di incontro aziendale, la Segretaria Nazionale Carlotta Schirripa ha chiesto l’immediata apertura di un tavolo di crisi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con il coinvolgimento attivo della Regione Puglia, delle istituzioni locali e del management aziendale. “Dobbiamo richiamare LyondellBasell alle sue precise responsabilità sociali – afferma Schirripa -. Questo territorio ha accompagnato la nascita e lo sviluppo degli impianti con infrastrutture, professionalità e ingenti risorse pubbliche. Oggi non possiamo tollerare che decine di lavoratori diretti e centinaia di occupati dell’indotto paghino il prezzo di scelte che manderebbero al macero competenze specialistiche uniche nel Mezzogiorno”.
La Femca Cisl avvierà da subito le assemblee nei luoghi di lavoro e promuoverà incontri unitari. “Per noi difendere il PP2 significa difendere il lavoro, le competenze e il futuro industriale del Sud. Quello di LyondellBasell a Brindisi si preannuncia, purtroppo, come uno dei principali e più complessi dossier industriali nazionali di questa seconda metà del 2026. Siamo pronti alla mobilitazione per pretendere rispetto, trasparenza e reali prospettive” conclude il Segretario Generale Tripoli.