04/08/2026
Legalità filiera Moda, sindacati: “No a modifiche del DL231/01 che alleggeriscano la responsabilità delle imprese”. Revisione in Cdm
Roma, 4 agosto 2026

 

Da mesi come FILCTEM CGIL FEMCA CISL e UILTEC UIL partecipiamo al tavolo ministeriale della moda dove, in plenaria, si continua a dire che serve una regolamentazione specifica del settore, serve contrastare il caporalato, serve ridare lustro e credibilità al Made in Italy, indiscutibilmente un patrimonio distrettuale e manifatturiero da preservare.

In più occasioni abbiamo unitariamente ribadito che non avremmo mai accettato uno scudo penale per le imprese dinanzi a reati come lo sfruttamento e il caporalato lungo la filiera, ma che eravamo disponibili a ragionare su un Modello operativo gestionale che potesse agire sulla prevenzione. A tal fine, sollecitati anche dal Governo in seguito alla discussione in merito alle modifiche del DDL PMI di fine 2025, abbiamo iniziato gli incontri con le controparti datoriali rappresentative della filiera della moda.

Secondo qualche agenzia di stampa nel pomeriggio di oggi sarà in discussione presso il CDM un provvedimento di modifica del Dlgs 231/01. Da quel che ci consta la ratio è l’inserimento di una serie di modifiche rilevanti volte ad alleggerire la responsabilità delle imprese come, a titolo esemplificativo, l’inversione dell’onere della prova oggi a carico delle aziende, la possibilità di estinguere il reato prima del processo tramite sanzione, la riduzione delle pene pecuniari in caso di omicidio colposo, prescrizione del reato adeguata a quella della persona fisica e, il tutto, sempre secondo le agenzie di stampa, anche in forma retroattiva.

Come OO.SS. di categoria auspicavamo un approccio del tutto differente che mirasse alla prevenzione delle ipotesi di reato, data anche la convergenza di queste tematiche con la direttiva europea sulla due diligence. Tale direttiva, che dovrà comunque essere recepita dal parlamento, va in direzione opposta all’impostazione sopra descritta. Esprimiamo pertanto la nostra preoccupazione per gli impatti che deriverebbero non solo sulla filiera della moda, ma in generale in tutti i settori. Se confermati, questi provvedimenti andrebbero nella direzione esattamente contraria rispetto alla tutela del Made in Italy cui stavamo lavorando.

Chiediamo che si blocchi il provvedimento e si ragioni invece in termini di modelli operativi idonei a scongiurare quanto più possibile sfruttamento e illegalità.

IL COMUNICATO STAMPA
Iscrizione effettuata con successo